Comprare ai massimi è davvero un errore?
Vedere i mercati battere record su record spaventa. L'istinto ci dice di aspettare il "ritracciamento", ma la verità è che un prezzo alto, di per sé, non significa necessariamente che un asset sia "caro".
Per capire se stiamo pagando troppo, dobbiamo guardare sotto il cofano e analizzare il rapporto Prezzo/Utili (P/E). Ma attenzione: il P/E non è un oracolo, e usarlo male è facilissimo.
Le tre trappole del P/E
→ Il futuro non è scritto: La borsa guarda avanti (Forward P/E). Si basa sulle stime di crescita degli analisti, che per definizione possono essere smentite dai fatti.
→ La relatività dei settori: Un P/E di 30 può essere giustificato per un'azienda Tech in iper-crescita, mentre un P/E di 10 può segnalare un'azienda Value in declino strutturale.
→ L’inganno delle medie: Negli indici pesati sulla capitalizzazione, poche aziende giganti con valutazioni estreme possono falsare il dato complessivo, nascondendo opportunità nel resto del listino.
Oggi non tutto è "caro" allo stesso modo. Esiste un divario enorme tra gli USA e il resto del mondo sviluppato:
→ S&P 500 Top 20: Valutazioni decisamente calde. Parliamo di un P/E medio di 38,6.
→ MSCI USA (Intero mercato): Resta alto, intorno a 27,8.
→ Mid-Cap USA: Decisamente più interessanti, con un P/E vicino a 22.
→ Mondo (ex USA): Il resto del mondo sviluppato viaggia su valutazioni moderate, con un P/E di 17,8.
Nota bene: "Economico" non significa automaticamente "vincente". Molti ETF su settori o strategie Value hanno reso molto meno del mercato globale negli ultimi anni.
Il P/E serve quindi a orientarsi, non è un pilota automatico. Se la concentrazione e le valutazioni delle Top 20 americane ti preoccupano, non devi per forza vendere tutto.
La soluzione è, come sempre, la diversificazione: potresti valutare di ribilanciare il peso verso le Mid-Cap o verso i mercati internazionali (Europa e Giappone in testa), dove i fondamentali sono più in linea con le medie storiche.