I dividendi non battono il mercato. Tranne quando conta davvero.
S&P Global ha analizzato 35 anni di dati, dal 1989 al 2025, confrontando il mercato americano con le aziende che hanno aumentato il dividendo ogni anno per almeno 25 anni consecutivi. I cosiddetti Dividend Aristocrats.
Risultato: 11,6 % annuo contro 10,6 % del mercato. Volatilità più bassa. E nei mesi di crollo, battono l'indice due volte su tre.
Il segreto non è il dividendo. È la qualità che ci sta dietro.
Un'azienda che aumenta la cedola da 25 anni ha superato recessioni, crisi finanziarie, pandemie.
Non lo fa per caso. Lo fa perché ha un business solido, management disciplinato, bilancio robusto. Il dividendo è la conseguenza.
Chi perde meno quando crolla, deve recuperare meno quando risale e nel lungo periodo questa asimmetria vale più di qualsiasi rimonta.
Detto questo, negli ultimi 15 anni questa strategia ha però faticato contro il mercato.
→ Su 10 anni: 10,1 % contro 13 %.
→ Su 5 anni: 11,9 % contro 16,9 %.
Il motivo è semplice: i Magnificent Seven. Amazon, Nvidia, Meta non pagano dividendi significativi e non hanno 25 anni di storia. In un mercato dominato dalla tecnologia, gli Aristocratici restano, per ora, ai margini.
Gli ETF a dividendo qualitativo sono quindi interessanti per chi vuole un portafoglio resiliente nei momenti di crisi, capace di generare flusso di cassa e di contenere la volatilità nelle fasi di turbolenza dei mercati.
La domanda che vale però la pena farsi non è se i dividendi battono il mercato.
È cosa fai tu, psicologicamente, quando il tuo portafoglio scende del 40 %.