Quanto "emergente" c'è ancora nei Mercati Emergenti?
Mercati emergenti. Due parole che, per anni, hanno significato una cosa precisa: crescita, demografia, potenziale. Paesi giovani che correvano mentre l'Occidente arrancava.
Oggi quella definizione non regge quasi più. E se hai un ETF emergenti in portafoglio, vale la pena capire perché.
I mercati emergenti sono nati come il motore grezzo del mondo: popolazioni giovani, classe media in espansione, economie che crescevano a ritmi impossibili per l'Occidente saturo.
Compravi rischio politico, instabilità istituzionale, valute ballerine. In cambio, il mercato ti compensava con rendimenti attesi sulla carta più alti.
Il problema è che nel frattempo il mondo è andato avanti, e l'etichetta è rimasta ferma.
Guarda cosa c'è dentro l'MSCI Emerging Markets oggi. Taiwan, Cina e Corea del Sud rappresentano oltre il 50 % dell'intero indice. Il settore tecnologico pesa oltre il 35 %, più che nell'MSCI World.
TSMC ha trascinato Taiwan a +90 % negli ultimi dodici mesi. La Corea del Sud è salita oltre il 200 %, grazie alla domanda di chip per l'AI di SK Hynix e Samsung. Samsung ha superato mille miliardi di dollari di capitalizzazione.
Quindi sì, gli emergenti hanno battuto il World nell'ultimo anno con quasi +50 % contro +26 %. Ma non perché la classe media indiana stia comprando il suo primo smartphone, ma perché i semiconduttori stanno cavalcando l'onda dell'intelligenza artificiale.
E poi c'è un altro dato davvero interessante, ovvero il tasso di natalità della Corea del Sud è 0,76 figli per donna. Taiwan 0,86. Cina 1,0. Sono tra i valori più bassi del pianeta. Questi non sono mercati giovani e in espansione. Sono le società che invecchieranno più velocemente di qualsiasi altro Paese sulla Terra.
A questo punto la domanda viene da sola: esiste ancora il "vero" mercato emergente?
Sì. Ma devi cercarlo altrove.
Ci sono ETF costruiti con criteri più selettivi, che escludono Cina, Taiwan e Corea del Sud e rimettono al centro Paesi che ancora assomigliano all'idea originale: India, Brasile, Sudafrica, Messico, Indonesia. Economie con una classe media realmente in crescita, con una struttura demografica ancora favorevole, con un gap di sviluppo che può ancora trasformarsi in rendimento.
Il settore tech in quell'indice scende sotto il 4 %. Salgono i finanziari, le materie prime, i consumi locali.
Hans Rosling lo aveva scritto già nel 2018 in Factfulness: la divisione mentale tra mondo sviluppato e mondo in via di sviluppo è una mappa obsoleta. La realtà è più sfumata, più mescolata, e la maggior parte della popolazione mondiale vive in Paesi che non rientrano in nessuna delle due categorie tradizionali.
I mercati finanziari ci hanno messo un po' di più ad adeguarsi. Ma ci stanno arrivando anche loro.