La Grecia torna nei mercati sviluppati
Chi cinque anni fa ha investito in modo anticiclico su Atene ha visto uno dei ritorni più marcati del decennio. Nell'ultimo quinquennio l'ETF Amundi MSCI Greece (FR0010405431) ha infatti guadagnato il 240,98 %, contro il 73,60 % dell'MSCI World.
Dopo tredici anni tra gli emergenti, la Grecia sta per essere riclassificata tra i mercati sviluppati. STOXX e FTSE Russell daranno il via il 21 settembre 2026, MSCI seguirà a maggio 2027.
Vale la pena capire cosa è successo, quali flussi porteranno le riclassificazioni e se abbia ancora senso salire sul carro adesso.
Dal collasso alla riabilitazione
Per comprendere il boom attuale conviene tornare alla crisi. Dal 2010 la Grecia è finita sull'orlo del collasso finanziario sulla scia della crisi dell'euro, con prestiti d'emergenza, austerità e rigidi controlli sui capitali. I principali fornitori di indici hanno adeguato le classificazioni. MSCI e FTSE hanno declassato Atene a mercato emergente nel 2013, STOXX ha seguito nel 2016. Tra il picco dell'ottobre 2007 e i minimi di inizio 2016 il mercato ha perso il 95 % del valore.
Negli ultimi anni il quadro è cambiato. Dal 2021 l'economia cresce più della media europea e il rapporto tra debito pubblico e PIL è in forte calo. Tra il 2023 e il 2025 le principali agenzie di rating hanno restituito lo status di Investment Grade ai titoli di Stato.
Cosa cambia per gli investitori
Quando un Paese cambia categoria, miliardi gestiti da fondi ed ETF globali devono essere riallocati. Per FTSE Russell 32 azioni greche hanno superato i criteri dei Developed Indices, 10 nella fascia Mid-Cap e 22 in quella Small-Cap. La quota complessiva nel Developed Index si attesterà allo 0,072 %.
Su STOXX il salto riguarda 9 titoli, che entreranno nello STOXX Europe 600 e nell'EURO STOXX. Tra questi figurano nomi finanziari di peso come National Bank of Greece, Eurobank e Piraeus Bank. Secondo JPMorgan, il solo incremento di peso all'interno dello STOXX Europe 600 potrebbe generare afflussi netti stimati in circa 957 milioni di dollari per questi nove titoli.
Un solo ETF, un indice particolare
Chi oggi vuole esporsi in modo mirato ha a disposizione un unico strumento, l'Amundi MSCI Greece ETF. Leggendo il factsheet emerge però una particolarità. Il prodotto non replica l'indice standard MSCI Greece, che conta appena 9 titoli, bensì il MSCI Greece IMI + Coca-Cola 20-35 Index.
L'acronimo IMI sta per Investable Market Index. Oltre a large e mid cap include anche le small cap, portando la copertura del mercato al 99 % con 26 titoli attualmente inseriti. La sigla Coca-Cola rimanda invece al 2012, quando l'imbottigliatore Coca-Cola HBC, di gran lunga la prima azienda per capitalizzazione ad Atene, spostò la piazza borsistica principale a Londra e la sede legale in Svizzera. Per evitare la perdita del titolo di riferimento, MSCI creò una struttura ad hoc. L'azienda resta nell'indice con un tetto del 35 %, mentre gli altri componenti non superano il 20 %.
Conviene ora salire sul carro
Dopo il +240 % in cinque anni la tentazione di entrare è forte. Il quadro cambia però se si allarga l'orizzonte. Dal 2007 l'ETF Amundi MSCI Greece ha perso circa il 66 %, mentre l'MSCI World è salito del 440 % nello stesso arco. Chi aveva comprato ai massimi ha visto perdite intorno al 95 %, un dato che chiarisce i rischi della concentrazione su un singolo Paese.
Lo stesso crollo lascia però intatto un margine teorico di recupero, se si prendono come riferimento i vecchi massimi. La resurrezione di Atene e il rientro nell'élite dei mercati sviluppati restano una delle storie borsistiche più singolari degli ultimi dieci anni.