Dividendi alti, prezzi bassi
Il rendimento da dividendo si ottiene rapportando il dividendo annuo per azione al prezzo del titolo.
Per questo, a parità di distribuzione, sale ogni volta che il prezzo scende. È un dettaglio aritmetico, eppure spiega perché molti investitori in cerca di reddito finiscono per comprare aziende in difficoltà.
Gli ETF con "High Dividend Yield" nel nome puntano proprio sulle distribuzioni più generose. Il rischio è la cosiddetta trappola dei dividendi.
Rendimenti molto elevati nascono spesso da un crollo del prezzo, dietro cui si nascondono utili stagnanti o modelli di business in declino. E quando il dividendo viene pagato attingendo al patrimonio, prima o poi viene tagliato.
Discorso simile per gli ETF covered call, che vendono opzioni sui titoli in portafoglio per incassare premi e distribuirli, rinunciando così a una parte dei rialzi.
Le azioni value, cioè quelle che trattano a prezzi bassi rispetto a utili e patrimonio, arrivano spesso agli stessi rendimenti per un'altra strada.
Un'azienda redditizia che distribuisce una quota stabile dei profitti, se quotata a un prezzo contenuto, mostra insieme un rapporto prezzo/utili basso e un dividendo relativamente alto.
Inoltre le società value operano di solito in settori maturi, con poche occasioni di crescita rapida, e preferiscono restituire gli utili agli azionisti anziché investirli in progetti incerti.
Un'analisi di justETF su tutti gli ETF value a distribuzione disponibili sulla piattaforma conferma questa relazione. Secondo i factsheet degli indici sottostanti, il rendimento da dividendo medio degli indici value è del 2,48%, contro l'1,85% dei rispettivi indici di mercato ampio. Lo scarto di 0,63 punti arriva senza alcun filtro esplicito sui dividendi.
Il confronto tra i 4 ETF globali più diffusi, con rendimenti in euro da maggio 2016 a settembre 2026, rende il quadro più nitido.
Il Vanguard FTSEAll-World High Dividend Yield ha distribuito in media il 3,43% negli ultimi 4 anni, poco più del 3,26% dell'iShares Edge MSCI World Value Factor.
Sul rendimento complessivo, però, il primo si ferma a +171%, mentre il secondo arriva a +246%.
Il VanEck Morningstar Developed Markets Dividend Leaders tiene il passo con +240% e un dividendo del 4,82%, anche grazie a un peso di circa il 40% nei finanziari europei, cresciuti molto negli ultimi anni. L'Invesco RAFI All-World Fundamental Value segue con +226%, ma con il dividendo più basso del gruppo, al 2,53%.
La ricerca accademica offre una spiegazione coerente. Gran parte dell'extrarendimento storico delle strategie sui dividendi si deve al fattore value, che queste strategie catturano però solo in parte, accumulando rischi settoriali e su singoli titoli.
Gli indici value guardano invece a utili, flussi di cassa e patrimonio, a prescindere da quanto l'azienda decida di distribuire.
Per chi vive delle distribuzioni, qualche decimale di rendimento in più oggi ha un valore concreto. Nel tempo, però, un portafoglio che cresce di più genera dividendi più alti sul capitale investito all'inizio, e i due obiettivi tirano in direzioni diverse.