MSCI o FTSE: due marchi, un solo mercato globale
Nel mondo degli ETF, MSCI World è diventato quasi sinonimo di investimento globale, al punto da oscurare un concorrente praticamente equivalente: il FTSE Developed. Sui Paesi sviluppati, oggi convivono 21 ETF sull'indice MSCI contro appena 3 sull'alternativa britannica. Un gap di notorietà, più che di sostanza.
Le differenze metodologiche tra i due fornitori esistono, ma restano marginali. FTSE classifica Corea del Sud e Polonia come mercati sviluppati, mentre MSCI continua a considerarli emergenti. Anche sul trattamento delle azioni A cinesi i due si muovono in modo diverso: MSCI le include al 20 % della capitalizzazione, FTSE applica una quota di inclusione gradualmente salita al 25 %.
Da queste scelte derivano divergenze sensibili sugli emerging markets, dove l'MSCI Emerging Markets ha sovraperformato di circa 20 punti percentuali nell'ultimo triennio, trainato proprio dal peso di Seoul. Sui Paesi sviluppati, invece, l'andamento è quasi sovrapponibile. Entrambi gli indici hanno Stati Uniti oltre il 68 %, Giappone intorno al 6 %, Nvidia e Apple come principali titoli.
Un'altra differenza riguarda la copertura del mercato. FTSE arriva al 90 % della capitalizzazione globale, MSCI si ferma all'85 %. Per questo il FTSE All-World contiene 4.264 società, oltre 1.800 in più rispetto al MSCI ACWI. Più titoli non significa però rendimenti migliori: la coda delle società più piccole pesa pochissimo sulla performance complessiva.
Sul fronte dei costi, la partita è di fatto chiusa. I TER si collocano ormai su livelli minimi e quasi allineati tra i due fornitori: MSCI World da 0,05 %, FTSE Developed da 0,09 %, con valori analoghi anche sulle soluzioni all-in-one.
Il rischio concreto per gli investitori riguarda la sovrapposizione in portafoglio. Combinare un MSCI World con un FTSE Emerging lascia fuori Corea del Sud e Polonia, mentre l'operazione inversa li duplica. Per costruire un'esposizione coerente, la regola è semplice: scegliere una famiglia di indici e restarci.