Perché le Small Cap potrebbero tornare a brillare senza il “Junk”
Le Small Cap dovrebbero offrire nel lungo periodo un rendimento maggiore rispetto alle aziende più grandi, perché sono più rischiose e meno liquide.
Negli ultimi dieci anni, però, è successo il contrario. Il MSCI World ha guadagnato circa il 13 % all’anno, contro il 10,3 % del MSCI World Small Cap. Dal dicembre 2000, invece, le Small Cap sono ancora in vantaggio.
Il problema è la qualità
Uno studio del 2018 di Cliff Asness e colleghi mostra che il premio per la dimensione diventa molto più evidente quando si escludono le aziende di bassa qualità.
Tra le Small Cap, infatti, ci sono molte società poco redditizie e più rischiose. Un normale ETF Small Cap, basato sulla capitalizzazione, le include automaticamente. È il cosiddetto “Junk”.
Eliminando queste aziende, il premio per la dimensione diventa più stabile e si osserva in numerosi mercati e settori.
Come evitare il “Junk”?
Non esiste ancora un vero ETF globale che combini Small Cap e qualità. Il Vanguard FTSE Global Small-Cap ETF, per esempio, seleziona le aziende solo in base alla capitalizzazione.
Esistono però alcune alternative. Gli indici MSCI Value Weighted tengono conto anche di fatturato, utili e flusso di cassa. Negli Stati Uniti, l’S&P Small Cap 600 applica invece requisiti di redditività già nella selezione delle aziende.
Tra le soluzioni globali più recenti troviamo l’Avantis Global Small Cap Value ETF, che combina Small Cap, Value e redditività, il Dimensional Global Targeted Value ETF e l’Invesco Global Small Cap Enhanced Equity ETF, che aggiunge anche il fattore Momentum.
Cosa significa per il portafoglio?
I classici ETF Small Cap non hanno garantito negli ultimi anni una sovraperformance rispetto al mercato globale. Per questo, chi vuole investire nelle aziende più piccole può valutare strategie che combinano la dimensione con fattori come Value e Quality.
Le Small Cap sembrano quindi più adatte a un ruolo da satellite che a essere una componente principale del portafoglio.