Sono davvero questi i migliori ETF a dividendo?
Oggi, guardando ETF molto noti come l’MSCI World o l’S&P 500, i dividendi possono sembrare poco rilevanti: oggi sotto l’1,5 % (ancora meno sull’S&P 500)
Ma questa impressione rischia di essere fuorviante.
Per capire davvero il peso dei dividendi bisogna distinguere tra:
→ Indice price, che considera solo l’andamento dei prezzi
→ Indice total return, che invece include anche i dividendi reinvestiti
Negli ultimi 10-15 anni i prezzi sono saliti molto più velocemente dei dividendi, soprattutto negli Stati Uniti. Per questo oggi il dividend yield appare ridotto. Ma questo non significa che i dividendi contino poco.
Nel lungo periodo il loro peso è enorme. Se, infatti, si guarda a orizzonti più lunghi, i dividendi incidono in modo molto più importante sulla performance complessiva:
→ S&P 500: +468% senza dividendi, +688% con dividendi reinvestiti
→ DAX: +101% senza dividendi, +222% con dividendi
→ Stoxx Europe 600: +136% senza dividendi, +350% con dividendi
→ Emerging Markets: +130% senza dividendi, +240% con dividendi
In diversi casi, senza il contributo dei dividendi, il tempo necessario per recuperare le perdite sarebbe stato molto più lungo.
Quindi serve davvero un ETF “high dividend”?
Non necessariamente.
Gli ETF focalizzati sui dividendi spesso:
→ Costano di più
→ Escludono molte società growth
→ Concentrano maggiormente il portafoglio
In sintesi, i dividendi contano eccome. Solo che, più che inseguire ETF “high dividend”, spesso la scelta più semplice resta anche la più efficace: un ETF globale ben diversificato, magari a distribuzione, che unisce crescita e flusso cedolare.